Gli Etruschi a Rocca di Frassinello

Un percorso archeologico che si snoda tra i vigneti di Rocca di Frassinello ed una sala all’interno della cantina allestita dall’architetto Italo Rota, creatore del Padiglione del vino all’Expo e del Musée d’Orsay a Parigi, per immergersi completamente fra i suoni e le visioni del mondo degli Etruschi. Riannodare il filo che, attraverso il vino, lega la moderna viticoltura alla civiltà etrusca, che proprio su queste terre fiorì oltre 2.000 anni fa.
È questo il senso del progetto incentrato su una vera e propria riscoperta della necropoli etrusca di San Germano, una delle più importanti realtà archeologiche del comprensorio dell’antica città di Vetulonia, nato dalla collaborazione fra la Soprintendenza Archeologia della Toscana, l’insegnamento di Etruscologia e Antichità italiche dell’Università degli Studi di Firenze e Paolo Panerai che ormai da tempo ha fatto di Rocca di Frassinello un polo di aggregazione di arte e cultura sotto il segno del vino, con il patrocinio del Comune di Gavorrano.

La necropoli etrusca di San Germano, estesa su entrambi i versanti della valle del Sovata, importante via di collegamento nel territorio dell’antica città etrusca di Vetulonia, è composta da tombe a tumulo. Nell’area archeologica di Rocca di Frassinello si concentrano i tumuli meglio conosciuti della necropoli, costruiti tra la seconda metà del VII secolo a.C. e la prima metà del VI secolo a.C.: tre tombe monumentali sono state recuperate e restaurate creando un percorso di visita per il pubblico.
La mostra dei reperti curata da Biancamaria Aranguren e Luca Cappuccini espone molti oggetti provenienti dalle tombe dell’Area archeologica Rocca di Frassinello. Le tombe, già violate in antico, hanno comunque restituito alcuni oggetti dei corredi che accompagnavano il defunto nell’oltretomba. Si tratta per lo più di vasi in ceramica fine dipinta (etrusco-corinzia) e in bucchero, unguentari di varia forma, utilizzati per la conservazione di oli profumati per il corpo, e calici e coppe per il consumo del vino. Restano inoltre alcuni rari ornamenti personali, quali fibule e orecchini, spesso realizzati in bronzo ma anche in metallo prezioso.

Contiguo all’area archeologica di Rocca di Frassinello, nei terreni di Poggio all’Olivo, la Soprintendenza Archeologia della Toscana in collaborazione con l’insegnamento di Etruscologia dell’Università di Firenze ha indagato un altro grande tumulo della necropoli di San Germano che presenta una struttura più complessa rispetto agli altri trovando paralleli nei grandi tumuli principeschi di Vetulonia. Depredata già in epoca antica, la tomba ha comunque restituito molti reperti che testimoniano l’utilizzo prolungato di questo sepolcro dalla fine del VII al III secolo a.C. e testimonianze della passione degli etruschi per il vino. L’alto rango dei proprietari della tomba è sottolineato dalla presenza di due asce in ferro, di alcuni elementi di un currus (carro da guerra equiparabile alla biga), di rari vasi in alabastro di produzione egiziana, nonché da ceramiche importate dal Mediterraneo orientale e dalla Grecia.

Lo stamnos, cioè il grande vaso recuperato in frammenti nella cella nord del tumulo e sottoposto a un delicato restauro, venne realizzato e dipinto ad Atene intorno al 480 a.C. Il suo utilizzo come contenitore per il vino è ribadito dal corteo dionisiaco che lo decora, vero e proprio inno a questa preziosa bevanda.
L’idea di Italo Rota di estrarre i personaggi del vaso, facendoli uscire dalla bidimensionalità del loro originario supporto, ricreando vesti e ornamenti dei protagonisti del corteo dionisiaco, ha permesso grazie alla tecnologia 3D di far emergere i volumi e i movimenti del corteo dal vincolo del percorso circolare rappresentato dallo stamnos. Traendo ispirazione dalla sua decorazione, si snoda poi un breve racconto sul vino che già in epoca etrusca costituiva uno status symbol: membri di un’aristocrazia locale, gli Etruschi dell’area archeologica di Rocca di Frassinello imitano il ceto principesco cittadino, dedicandosi al piacere della tavola e del bere.

Il consumo del vino avveniva principalmente in occasioni sociali e si svolgeva secondo precise ritualità. Prima dell’arrivo della moda greca, che prevedeva l’utilizzo di un grande vaso per la diluizione del vino con l’acqua e la mescita all’interno di grandi coppe (le kylikes), a Vetulonia si utilizzano vasi tipici della tradizione locale. Ciò è testimoniato, ad esempio dai vasi rinvenuti nella tomba a fossa del tumulo V della necropoli di Santa Teresa, località posta a pochi chilometri da San Germano; databile al 630 a.C., il kantharos monumentale era probabilmente utilizzato per contenere il vino che veniva poi attinto e bevuto tramite le ciotole ritrovate intorno al grande vaso.
Ispirati da queste ricerche e dai disegni che decorano il grande stamnos, abbiamo realizzato una serie limitata di bottiglie magnum di Rocca di Frassinello con un’etichetta speciale che ritrae il corteo dionisiaco. La bottiglia è contenuta in una cassa di legno, decorata e realizzata artigianalmente, che contiene anche due copie delle ciotole in bucchero.
ll valore storico delle tombe e dei suoi ritrovamenti legati al consumo di vino è soprattutto uno: che il luogo era l’ideale per coltivare la vigna, così come lo è oggi, già tremila anni fa.

Audioguida della Necropoli e della Mostra

Scopri il vino Rocca di Frassinello Edizione Limitata Etrusca