• SPIRITO DCC

    SPIRITO DCC

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    SPIRITO DCC

Una Passione di Famiglia

"Questa è la storia di una passione e delle persone che l'hanno animata. È una storia di vini e di grandi territori, non solo d’Italia, ma del mondo. Una storia che viaggia attraverso la Francia per prendere corpo in Toscana, con la sua campagna disegnata dalla mezzadria, e spingersi fino ai confini più estremi della Sicilia, a un crocevia fra terra e mare e fra tante e diverse culture."
Paolo Panerai

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La Nostra Vision

La prima annata di Castellare di Castellina risale al 1977. In etichetta compare un Cardellino (Carduelis carduelis). La decisione di usare questo delizioso uccellino, così comune nelle campagne toscane e anche tanto celebre nell'iconografia (si pensi alla Madonna col Cardellino di Raffaello) venne presa non solo per rendere omaggio alla sua bellezza, ma per una precisa scelta di quella che viene oggi chiamata vision o filosofia produttiva. In Chianti, infatti, quel che più di ogni altra cosa mette in pericolo la fauna avicola, locale o di passo, non è già la caccia, quanto il ricorso ai pesticidi, così diffuso per le coltivazioni intensive e specializzate come quelle della vite. La decisione di Castellare di Castellina, che ha anticipato scelte simili poi intraprese da altre aziende, è stata quella di evitare il ricorso a erbicidi, pesticidi e ad ogni genere di prodotto chimico sistemico. Da quella primissima etichetta, ogni nuova annata dei vini di Castellare di Castellina, omaggia una delle tante specie d'uccelli che rendono più colorata e più melodiosa la campagna chiantigiana e che il trattamento indiscriminato di prodotti chimici di sintesi mette a rischio. Una scelta ecologica che è stata poi estesa a tutte le altre aziende di Domini Castellare di Castellina.

Ispirata dalla vision originale di Castellare di Castellina, Rocca di Frassinello ha ulteriormente proseguito sul cammino della sostenibilità.

Sostenibilità


In coerenza con la vision sviluppata a Castellare di Castellina e a Rocca di Frassinello, Feudi del Pisciotto e Gurra di Mare si sono spinte ancora oltre nel farsi attivamente promotrici di un forte impegno sociale nei confronti del territorio che le ospita.

Impegno sociale

I Nostri Winemakers

  • ALESSANDRO CELLAI
  • LUCA BALLARIN
  • MASSIMO CASAGRANDE
  • MARCO PARISI
  • ALESSANDRO CELLAI

    ALESSANDRO CELLAI

    Alessandro Cellai non è solo il capo degli enologi delle quattro aziende DCC, ma anche il capo azienda, come amministratore delegato e direttore generale. Alessandro ha studiato enologia all’Istituto tecnico di Siena e chimica all’Università di Pisa. È dottore in agraria honoris causa. Quando Paolo Panerai lo scelse per Castellare di Castellina aveva 28 anni e una grande passione per la viticoltura e l’enologia, trasmessagli dal nonno agricoltore e dallo zio Giuseppe, allora sacerdote nella parrocchia della Piazza di Castellina in Chianti con annesso vigneto. Aveva fatto esperienza in due aziende chiantigiane e aveva già un grande amore per il Pinot nero, che coltiva oltre che nelle aziende DCC in una sua vigna di 1,5 ettari a un chilometro da Castellare. Alessandro ha condiviso fin da subito nella nuova cantina di Castellare, inaugurata appena un anno dopo il suo arrivo, di seguire la tradizione e la filosofia scelta dalla proprietà e cioè di non fare vini con uvaggio misto di vitigni autoctoni e internazionali. Per questo il Chianti Classico di Castellare è fra i pochissimi che non usufruiscono del nuovo disciplinare che permette di unire al Sangioveto il 20% dei vitigni francesi. Nonostante ciò fa un Chianti soffice molto bevibile. La scelta dell’integrità dei vini della tradizione, non gli ha impedito di saper vinificare con successo i vitigni internazionali e di produrre quattro grandi vini con monovitigno merlot (Poggio ai Merli), cabernet sauvignon (Coniale), chardonnay (Canonico) e sauvignon blanc (Spartito). E neppure gli ha impedito di essere scelto come suo delfino dal grande Giacomo Tachis che ha sempre preferito ammorbidire e completare il Sangioveto con i vitigni francesi. Nominandolo suo delfino Tachis gli ha consentito di usufruire dell’esperienza maturata in 50 anni di vendemmie di vini che hanno determinato il Rinascimento dell’enologia italiana. Alessandro, che è stato nominato per quattro anni di seguito, prima dei 40, miglior giovane enologo in Canada e in altri paesi cura personalmente l’export nel principali paesi, dagli Stati Uniti alla Russia, dove viaggia regolarmente ogni anno.
  • LUCA BALLARIN

    LUCA BALLARIN

    È il più giovane degli enologi di DCC. Laureato in enologia all’Università di Pisa, è il responsabile della cantina a Castellare di Castellina sotto le direttive di Alessandro Cellai. Conoscitore di tutte le tecnologie più moderne nel campo dell’enologia, garantisce un controllo puntualissimo dell’evoluzione dei vini.
  • MASSIMO CASAGRANDE

    MASSIMO CASAGRANDE

    Diplomato all’Istituto Agrario di Firenze con specializzazione in viticoltura ed enologia, prima di trasferirsi a Rocca di Frassinello, l’azienda maremmana nata in joint venture fra Castellare di Castellina e Domain Baron de Rothschild-Lafite, Massimo Casagrande è stato responsabile di cantina, sempre come collaboratore di Alessandro Cellai, nell’azienda chiantigiana di DCC. Anche Massimo ama misurarsi con i clienti e, non a caso, nella parentesi fra Castellare e Rocca di Frassinello ha lavorato come sommelier in due ristoranti.
  • MARCO PARISI

    MARCO PARISI

    Giovane palermitano si è laureato a Marsala in viticoltura ed enologia. Ha completato i suoi studi con la specializzazione ad Asti e con un Master a Lisbona. Diverse collaborazioni con l’università gli hanno permesso e gli permettono di accrescere il suo bagaglio enologico, arricchito con diverse esperienze internazionali. Deciso a tornare in Sicilia per mettere in pratica le esperienze acquisite, ha lavorato per alcune significative cantine siciliane. Alla fine del 2016 è arrivato a Feudi del Pisciotto occupandosi dei vigneti e della cantina. L’esperienza fatta in Sud Africa nella realizzazione di un moderno vivaio di barbatelle, gli consente di sviluppare il progetto in atto a Feudi per il recupero di vari vitigni autoctoni.

David LaChapelle e DCC

Dopo aver camminato tra le vigne di Rocca di Frassinello, David LaChapelle si è innamorato dell’azienda maremmana. Appena rientrato dal viaggio in Toscana, nel suo studio di Los Angeles, l’ispirazione del grande fotografo pittore è stata immediata: «Devo assolutamente esprimere in immagine il rispetto per il vino e la sua storia, l’estetica, l’umiltà e la ricerca di perfezione, la stessa del fare arte, che ho avvertito tra le persone al lavoro nella cantina progettata da Renzo Piano» racconta LaChapelle. È nato così, Rapture of the Grape, l’opera realizzata da questo maestro, già allievo di Andy Warhol, dalla quale è tratta l’edizione limitata di bottiglie di Rocca di Frassinello a celebrazione delle prime 10 Vendemmie dell’azienda. In esposizione permanente a Rocca di Frassinello, l’opera Rapture of the Grape rappresenta, nei toni caldi e accesi della Maremma, un’estasi dell’uva tra vigna e spirito, in ode al vino, che salva ed illumina come il divino e come l’arte. Rivoluzionaria anche la tecnica usata da LaChapelle, segnando un ritorno al lavoro analogico, dal ritmo lento, come quello della vinificazione, attraverso il taglio delle negative a colori, eco del taglio delle uve dell’enologo, poi assemblate con lo scotch e dipinte a mano, in un collage finale che allude al blend di Rocca di Frassinello. Per l’edizione limitata il vetro della bottiglia si fa tela, ad accogliere il romance di Rapture of the Grape, che lo colora e lo anima come fosse un rosone di cattedrale, attraverso la fusione degli sfondi neri dell’opera e della bottiglia, in un successo di tecnica ed estetica.

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La Prima Verticale Digitale Globale

"Il vino, nella nostra cultura, ha il grande potere di unire le persone e creare connessioni e legami. Con la prima verticale globale in quattro continenti, grazie alla tecnologia di British Telecom, siamo riusciti a farlo ai massimi livelli. Capitano verticali con gente di vari paesi, ma nel nostro evento c'erano tavoli con I Sodi di S.Niccolò e Baffonero da Shanghai a New York, a New Delhi, per condividere e scambiare opinioni intorno a ciò che i nostri vini, pur così caratteristici e legati alla terra dove nascono, la Toscana, hanno da raccontare al mondo intero, nei diversi angoli del globo".
Paolo Panerai

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