Castellare di Castellina
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Rocca di FrassinelloIl grande progetto di Rocca di Frassinello è nato non da una grande ma da una piccola idea. Una piccola idea perchè legata alle esigenze di sviluppo di Castellare, ma un grande progetto quando è venuto l'intervento di Domanin Barone di Rothschild-Lafite, facendo nascere la prima join venture fra un'azienda italiana e una francese.
Come altre aziende chiantigiane, infatti, anche Castellare di Castellina, che appartiene a Paolo Panerai da quasi 30 anni, aveva dovuto constatare, alla fine degli anni 90, che nella zona del Chianti Classico era diventato difficilissimo, quasi impossibile, espandersi: per mancanza di terreni di alta qualità; per le complicazioni urbanistiche che impongono la licenza edilizia anche per piantare una vigna. Lo sbocco storico, naturale di Siena e quindi del Chianti Classico è sempre stata la Maremma. E così da alcuni anni era cominciata una sorta di transumanza dalle colline chiantigiane verso il mare di quella terra che un tempo era patria della malaria prima delle bonifiche iniziate già dal Granduca Leopoldo di Toscana.
Ma la Maremma oltre che amara (in passato) è anche grande e con una tradizione vinicola consolidata a nord (con Bolgheri e dintorni) e a sud, di fronte all’Argentario, con il territorio ristretto del Morellino di Scansano. Quasi tutti i chiantigiani erano andati lì, a nord e preferibilmente a sud.
La scelta di Castellare era stata di non puntare sull’ovvio e sul già noto, ma di capire se nel resto della Maremma c’erano terreni altrettanto o più qualificati di quelli di Bolgheri e di Scansano. C’erano e li avevano scoperti Ezio Rivella, reduce dall’esperienza straordinaria di Villa Banfi a Montalcino, e Gianni Zonin, che con la sua nuova sigla Gianni Zonin Vinyards ha raccolto una delle più belle collezioni di aziende di altissimo livello in Italia e negli Stati Uniti.

Rocca di FrassinelloRivella e Zonin avevano scoperto che proprio al centro della Maremma, fra Bolgheri e Scansano, arriva una sorta di piede geologico che ha le stesse caratteristiche dei terreni del Chianti e di Montalcino, di cui in effetti questo piede è una sorta di prolungamento verso il mare. Quindi terreni come quelli delle due più famose zone vinicole della Toscana, ma con una differenza sostanziale: 4-5 e anche 6 °C di temperatura media più alta e quindi con una capacità di maturazione delle uve in un anticipo anche di tre-quattro settimane rispetto al Chianti e a Montalcino.
Questa zona benedetta dal Signore è compresa nei comuni di Gavorrano e di Ribolla ed è parte di una Doc giovane, dal nome difficile e poco conosciuto, come Monteregio di Massa Marittima, che però ha estensione assai più vasta fino a comprendere un po’ tutte le colline metallifere.
Paolo Panerai invece della zona quasi pianeggiante scelta da Rivella e da Zonin puntò deciso sulla collina che si forma ai due lati della vecchia Aurelia e che, grazie alla prima grande strada romana, forma una sorta di canyon nel quale si infila il vento di mare proveniente dalla piana fra Castiglion della Pescaia e Grosseto, una brezza costante che toglie qualsiasi umidità e mitiga ancora di più il clima sia d’inverno che d’estate. La collina più alta era proprio davanti al paese di Giuncarico, sul lato destro dell’Aurelia, andando verso nord. Dall’alto di quella collina, parte del podere Terminuzzo, si vede il mare oltre Marina di Grosseto fino al Parco dell’Uccellina. Quaranta ettari con solo mezzo ettaro di vigna per i fabbisogni del proprietario, un assegnatario dell’ex Ente Maremma che aveva deciso di vendere per andare ad aiutare il figlio nella macelleria di Follonica.
Ecco la piccola idea, il piccolo podere, da cui è nato il grande progetto.
Rocca di FrassinelloAndando da S. Vincenzo a Giuncarico, Eric, che è uno straordinario gentleman anche se ama definirsi un ex giovanotto di campagna, era sempre più intrigato dall’idea che ci potesse essere in Maremma una zona migliore di Bolgheri senza che i terreni costassero follie come appunto a Bolgheri; anche perché aveva ben chiaro un concetto sulle vigne e sul vino, un concetto che è patrimonio culturale della sua famiglia da oltre 150 anni: le vigne e il vino non sono solo una straordinaria avventura umana, uno challenge fra i più stimolanti che si possano vivere, ma anche, se non soprattutto, un affaire foncier, un affare fondiario, cioè patrimoniale espresso dalla terra. Quindi se si parte per una nuova avventura vinicola non si possono comprare pochi ettari ad altissimo prezzo con il rischio che, se il vino diventerà grande, a beneficiare della rivalutazione dei terreni saranno soprattutto i confinanti. E in ogni caso per sperare di fare un grande vino ci vogliono almeno 200-250 ettari potenzialmente vitabili, non solo per raggiungere una vera dimensione economica minima dell’impresa ma anche per trovare, sperimentando, le zone più adatte ai vari vitigni.
Così, quando Eric vide il podere Terminuzzo disse che sì, la posizione era bellissima, il terreno ideale, ma che con 40 ettari non si poteva fare un vero progetto. Poteva essere, appunto, soltanto un’ appendice di Castellare.
Ma dall’alto della collina del Terminuzzo si vedeva un magnifico anfiteatro, con terreni altrettanto ideali quanto a esposizione e composizione geologica, protetti a monte da bellissimi boschi di querce da sughero, che sono sempre indizio di zona ideale per i vigneti, e da macchia mediterranea ideale per i cinghiali. A occhio erano circa 500 ettari, di cui almeno 250 coltivabili, divisi in altri quattro poderi, con altrettanti proprietari.
Eric volle assaggiare il vino che il proprietario del Terminuzzo faceva in quel mezzo ettaro di vigna, nella quale convivevano i vitigni più strani. Buono, disse Eric che da ex giovanotto di campagna non aveva impiegato più di un istante a entrare in sintonia con i contadini del Terminuzzo. E aggiunse rivolto a Paolo Panerai: se riuscirai a mettere insieme tutti i poderi dell’anfiteatro può venire fuori una bella azienda, un ideale affaire foncier per fare un grande vino. Allora se ne potrà riparlare.
Ci sono voluti due anni per accorpare i cinque poderi. Le prime vigne, sette ettari vicino al lago, proprio al centro dell’anfiteatro, sono stati piantati nel 2000.
L’accordo fra Castellare e Domaines Barons de Rothschild ha previsto fin dall’inizio di mettere insieme l’esperienza di Castellare nella coltivazione e vinificazione del vitigno principe toscano, il Sangioveto, e quella di Lafite sui vitigni francesi classici, Cabernet (Franc e Sauvignon), Merlot, Petit Verdot, Shiraz ecc. Per realizzare il primo vino che unisca i due Paesi maggiori produttori al mondo, l’Italia e la Francia, mettendo a frutto il savoir-faire di due aziende, una da sempre ai vertici massimi del mondo del vino e l’altra, assai più giovane, ma con il primato de I Sodi di S. Niccolò, il vino toscano fatto solo con Sangioveto e l’altro vitigno autoctono Malvasia Nera tuttora con il più alto punteggio nelle classifiche di Wine Spectator, dove è stato più volte nella Top 100, fino al vertice del quinto posto assoluto.
Oggi i vigneti piantati sono poco meno di 80 ettari su un programma a medio-lungo termine di 125. La prima vendemmia, se così si può chiamare, è stato quella del 2002: 40 ettolitri naturalmente non imbottigliati. La prima vendemmia vera, se anch’essa così si può chiamare, è stata quella del 2003: 180 ettolitri che Christian Le Sommer, enologo di Domaines Barons de Rothschild ogni mese presente a Rocca di Frassinello, e Alessandro Cellai, enologo e direttore di Castellare e di Rocca, hanno giudicato in parte degni di un’etichetta speciale, Primus di Frassinello. Un vino più che gradevole con già in nuce la pienezza e l’eleganza su cui Christian e Alessandro hanno puntato fin dal primo minuto, incoraggiati anche dall’amministratore delegato di Domaines Barons de Rothschild, Cristhophe Salin. Primus di Frassinello è stato riservato tutto ai sottoscrittori del prestito obbligazionario Unicredito-Rocca di Frassinello cum warrant, cioè diritto di acquistare al prezzo ex cantina sei bottiglie per ogni obbligazione.
Primus è stato consegnato ai primi di settembre del 2005. Con sorpresa il giorno in cui Castellare ha ritirato il massimo riconoscimento dalla Guida dell’Espresso per i Sodi di S. Niccolò 2001, alla successiva asta di Pandolfini, nei locali della Stazione Leopoldina di Firenze, il primo lotto in vendita, si è scoperto essere la cassa in legno da sei bottiglie di Primus. Qualche sottoscrittore, evidentemente, aveva voluto mettere alla prova del mercato le sei bottiglie che aveva acquistato a 15 euro più Iva. Il prezzo base del lotto era di ben 350-400 euro, contro un prezzo d’acquisto di 108 euro. Fra la sorpresa generale la cassa di Primus è stata aggiudicata a ben 750 euro. Segno che i collezionisti hanno puntato subito il loro interesse su questo vino che è nato dalla prima collaborazione fra un’azienda francese e una italiana.
Ma Primus era appunto la prima vendemmia, di fatto fuori commercio.
La prima vendemmia seria è quella 2004 con circa 130 mila bottiglie prodotte e classificate da Christian e Alessandro degne di rappresentare tutto lo spettro della produzione di un grande château francese e cioè la terza etichetta (Poggio alla Guardia), il vino di entrata che non porta nel logo nessuna componente del nome dell’azienda; la seconda etichetta (Le Sughere di Frassinello), che ha appunto un pezzo di nome dell’azienda, tanto per intenderci l’equivalente di Carruades de Lafite; e la prima etichetta (Rocca di Frassinello), le grand vin, il massimo della produzione.
La proprietà voleva essere più prudente, rinviando la produzione della prima etichetta a vendemmie successive, con vigneti più consolidati. è stato Christian Le Sommer e Alessandro Cellai che si sono imposti: “Non mi era mai capitato di avere così presto un vino di tale qualità e di questa eleganza”, è stato lapidario Le Sommer: “Rocca di Frassinello 2004 è un grandissimo vino, un vino da grande competizione”.
Sarebbe stato un delitto non offrire fin dall’inizio al mercato, un vino così alto e così raro.
Di fronte al giudizio di tali enologi, che per di più si giocano la faccia in prima persona, anche la proprietà ha acconsentito. Così di Poggio alla Guardia è stata decisa la messa in vendita da giugno 2006; de Le Sughere di Frassinello la consegna a settembre-ottobre 2006; di Rocca di Frassinello l’inizio delle consegne poco prima di fine 2006.
La proprietà sa che molti critici e operatori hanno atteso il debutto di Rocca di Frassinello con il fucile puntato, ma il giudizio unanime degli enologi responsabili del progetto e gli altri riscontri avuti hanno consentito di fissare il calendario di consegne senza soverchie preoccupazioni, ma con la fiducia che tutti e tre i vini avranno successo presso i consumatori e prima ancora gli addetti ai lavori.
è quindi con emozione ma anche con orgoglio che tutti coloro che hanno studiato e realizzato il progetto di Rocca di Frassinello (a cominciare dall’architetto Renzo Piano che ha firmato per la cantina un progetto architettonico straordinario, da vero amante del vino) si sottopongono, attraverso le tre etichette, al giudizio fondamentale dei consumatori-amatori dei grandi vini.

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