Castellare di Castellina
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Castellare di CastellinaPoderi Castellare di Castellina è un'azienda di circa 80 ha. nel cuore del Chianti Classico, a Castellina in Chianti. Gli ettari di vigneto sono circa 33, situati sulle colline di un anfiteatro naturale, esposto a sud-est.
La produzione è di circa 250.000 bottiglie di vino all'anno.
A un'altitudine media di 370 m. s.l.m. I vigneti hanno un'età fra i 5 e i 30 anni. Oltre ai vigneti ci sono circa 12 ha. di oliveti e 15 ha. a coltivazione mista. Il resto è bosco. Castellare di Castellina sono nati nel 1968 dalla fusione di cinque poderi. Le rese per ettaro a Castellare sono molto basse, nettamente al di sotto di quanto prevedono come massimo i disciplinari delle Docg Chianti Classico. Un'ottima esposizione al sole, un buon drenaggio dell'acqua , un suolo misto di marne calcaree, galestro e poca argilla danno dei vini, sia rossi che bianchi, molto ben strutturati, intensi e adatti a un lungo invecchiamento in bottiglia.

La produzione in un anno medio è di 130.000 bottiglie di Chianti Classico e (nelle annate migliori) di Chianti Classico Riserva; 50.000 bottiglie di Governo, un rosso che richiama le tradizioni chiantigiane e le sue caratteristiche fruttate e fresche; 35.000 bottiglie di Sodi di San Niccolò, il vino toscano a base di vitigni autoctoni (Sangioveto e Malvasia Nera) con il più alto rating assoluto nelle classifiche di Wine Spectator (96/100); e 15.000 bottiglie di vini bianchi come Le Ginestre, un blend di Chardonnay e Sauvignon Blanc; come il Canonico, uno Chardonnay in purezza fermentato in barriques e lo Spartito, un Sauvignon ugualmente fermentato in barriques. Infine, alcune migliaia di bottiglie di Vin Santo e 4-5.000 bottiglie di Coniale, uno straordinario Cabernet Sauvignon in purezza, fermentato in barriques (90 + da Robert Parker e 92/100 da Wine Spectator), e di Poggio ai Merli, merlot in purezza (92/100 da Wine Spectator).

Castellare di CastellinaDalla fine degli anni 70 l'azienda è di proprietà di Paolo Panerai. Un censimento delle viti, intrapreso subito dopo l'acquisto, ha consentito di selezionare la miglior specie di Sangioveto, la nobile versione autoctona del Sangiovese, e Malvasia Nera, una varietà che consente di dare una caratterizzazione particolare ai Sodi di San Niccolò. Un vigneto sperimentale piantato nella proprietà in collaborazione con l'Università di Milano e Firenze e l'Istituto di San Michele all'Adige ha permesso la ricerca continua sui cloni migliori nonché la produzione di viti selezionate per il rinnovo dei vigneti.

Castellare di CastellinaLa cantina è dotata di fermentini di acciaio con il controllo della temperatura. L'affinamento dei vini avviene o in vasche d'acciaio, o in barriques di legno francese. Sia i vigneti che la cantina sono gestiti dal direttore ed enologo Alessandro Cellai.

I Sodi di San Niccolò è la dimostrazione che le varietà di vitigni autoctoni della zona possono dare un vino ai più alti standard internazionali, senza l'aiuto di vitigni francesi o internazionali. Con uvaggio del 85-90% di Sangioveto e del 10-15% di Malvasia Nera, I Sodi proviene dai due migliori cru della proprietà. Dopo una selezione rigorosa in vendemmia le uve sono fermentate nelle vasche di acciaio a temperatura controllata. Alla fine della fermentazione malolattica, il vino viene travasato in barriques di legno di quercia Allier, Troncais, Nevers, Limousin e Vosges, fatti da bottai diversi, per una elevazione di 12-18 mesi, secondo l'annata.


Castellare di CastellinaLa parola "i sodi" veniva usata dai contadini toscani per descrivere quei terreni che dovevano essere lavorati a mano, essendo troppo duri (appunto I Sodi) o troppo ripidi per permettere nelle lavorazioni l'impiego dei buoi, a differenza dei "campi", i terreni più facilmente coltivabili. San Niccolò è il nome della Chiesa del 1300 che si trova nella proprietà di Castellare attorno alla quale ci sono alcune delle migliori posizioni dei vigneti. Sulle etichette di Castellare viene riprodotto ogni anno un uccello diverso, scelto fra quelli in via di estinzione, segno della cura nei confronti dell'ambiente che guida la produzione dell'azienda. Infatti, viene evitato l'uso di erbicidi e pesticidi, e di ogni genere di prodotto chimico sistemico. Il divieto di caccia, assieme a questo tipo di coltivazione, ha favorito il ritorno di molte specie di fauna locale, una volta molto più diffusi nella zona.

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