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Il grande maestro dei potatori è stato Nanni Gori, penultimo capo della famiglia che da almeno 10 generazioni, prima come mezzadri, vive alle Caselle, uno dei poderi di Castellare.
Per la sua sagacia e capacità, Nanni è stato anche il primo cantiniere della moderna avventura vinicola di Castellare.
Grande potatore non solo delle viti ma anche degli ulivi. Lui che come mezzadro, nella coltivazione promiscua della vite, privilegiava inevitabilmente la quantità, era diventato in un baleno il maestro della potatura per ottenere solo qualità, quindi pochissime quantità. Una rivalutazione culturale che per molti sarebbe stata impossibile e che invece Nanni ha fatto subito sua, passando dal sistema Guyot al cordone speronato, lasciando non più di 10 gemme per ceppo.
E poi quella cura nel tagliare tutto quanto avrebbe stressato la vite, che invece deve dare tutto quanto succhia dalla terra a pochi e spargoli (cioè a chicchi radi) grappoli.
Nanni da alcuni anni ha passato il testimone, prima di lasciarci, al figlio Riccardo che, elettrotecnico specializzato nella costruzione di prototipi di motori elettrici, ha lasciato volentieri la fabbrica per tornare nei campi.
E Riccardo Gori, insieme a Romano Tatini (anche lui della vecchia tradizione di Nanni) è a un tempo il capo e il maestro della potatura.
Un’arte che lascia per terra i sarmenti tagliati. Ma è appunto nell’arte della portatura anche raccoglierli e poi farne fascine per i focolari e i caminetti.
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