CASTELLARE DI CASTELLINA CELEBRA I 100 ANNI DI LUIGI VERONELLI

Un tributo al grande filosofo del vino italiano suggellato dall’edizione speciale I Sodi di Veronelli Il 2 febbraio 2026 Luigi Veronelli avrebbe compiuto 100 anni. Per celebrare questa ricorrenza, Paolo Panerai, fondatore di Castellare di Castellina, azienda storica del Chianti Classico, e grande amico e coautore di Veronelli, ha voluto dedicare un tributo al più importante filosofo del vino italiano presso il Ristorante Da Vittorio a Brusaporto, tre stelle Michelin, scoperto da Veronelli quando ancora era gestito dal padre dei fratelli Cerea, a Bergamo bassa. Un omaggio alla memoria di colui che è stato il Padre de I Sodi di S. Niccolò, Super Tuscan di Castellare di Castellina.

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Una giornata di ricordo e di racconti su Gino (com’era per tutti) resa ancora più speciale dall’edizione limitata I Sodi di Veronelli: appena 3 mila bottiglie de I Sodi di San Niccolò 2021 con un’etichetta da sfogliare di colore rosso, come il mantello con cui Veronelli era solito avvolgersi. Ad impreziosire la bottiglia, un libretto che racconta la storia di un incontro importante, quello appunto tra Veronelli e Paolo Panerai. Un sodalizio che ha lasciato il segno.

Veronelli 100
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“Sono diventato amico di Gino nel 1970, a Panorama,” racconta Paolo Panerai. “Il direttore Lamberto Sechi aveva intuito la grandezza di Veronelli e l’importanza di educare gli italiani alla qualità del vino e di molti altri prodotti alimentari. E Gino (io preferivo chiamarlo Luigi) inventò le prime mappe del gusto con una serie di inserti che fecero la fortuna non solo di Panorama ma anche dei produttori che, stimolati dalla filosofia di Veronelli, cominciarono a tendere a una qualità sempre più alta”.

Un’amicizia fraterna quella tra Veronelli e Panerai, un rapporto di collaborazione e stima reciproca da cui sono scaturite diverse pubblicazioni, come il mensile L’Etichetta e un’edizione dei Dialoghetti morali, in cui Veronelli (con uno stile ispirato alle Operette morali leopardiane) dialogava con vari interlocutori su temi di cultura, vino e costume. “E’ stato Veronelli, oltre che mio Nonno Fernando, a trasmettermi la passione per il vino e i suoi valori”, aggiunge Panerai. “Ma, cosa più importante, è stato lui il vero padre de I Sodi di S. Niccolò. E per questo abbiamo deciso di creare un’edizione speciale del vino.

Fu Lui a impormi, sì a impormi, di mettere la ‘I’ davanti al nome e a certificarne la qualità. Stavamo scendendo insieme dalla cantina di Castellare verso la Chiesa di S. Niccolò, in mezzo alle due vigne più storiche. La prima era stata battezzata dai mezzadri vigna de’ sodi, per il terreno particolarmente ricco di pietre: il migliore per fare il vino. La seconda, che aveva lo stesso tipo di suolo, si trovava vicino alla Chiesa del 1300 e veniva chiamata S. Niccolò. Era il 1976, alla fine di agosto. Gli avevo spiegato che avevamo deciso con l’enologo (allora Maurizio Castelli), di fare un vino Super Tuscan nel solco tracciato da Vigorello e Tignanello. Non ebbi il tempo di specificare la scelta dei vitigni che lui, con tono perentorio, affermò: ‘Mi hai detto di avere nelle vigne non solo Sangioveto ma anche Malvasia nera; ecco, dimenticati dei vitigni francesi usati per gli altri vini di alta qualità del Chianti: i vitigni italiani sono ottimi e la Malvasia nera è meglio con il Sangioveto, di Merlot o Cabernet’. Era esattamente ciò che pensavo anche io”
.

La prima annata de I Sodi di S. Niccolò, la 1977, è nata così, diventando il quarto Historical Super Tuscan del Chianti Classico. E proprio come aveva suggerito Veronelli, il vino è prodotto esclusivamente con vitigni autoctoni toscani, 85% di Sangioveto e 15% di Malvasia Nera, provenienti dai due migliori Cru della proprietà. I Sodi di S. Niccolò, negli anni, ha collezionato importanti riconoscimenti conquistando per ben tre volte un posto di rilievo nella classifica dei 100 Migliori vini al Mondo di Wine Spectator, e ha esordito nella prima Top 100 mondiale di Vinous di Antonio Galloni, confermando così la capacità di fare grandi vini di Alessandro Cellai, enologo e vicepresidente del gruppo Domini Castellare di Castellina.

“Grazie a Luigi Veronelli l’enologia e la gastronomia italiane sono diventate alte, altissime, una vera filosofia di vita” sottolinea Panerai. “La scelta di rendergli omaggio Da Vittorio a Brusaporto non è stata casuale: fu lui a scoprire il talento della famiglia Cerea di cui amava moltissimo la cucina. Dedicargli oggi una etichetta dei suoi I Sodi di S. Niccolò rimane un omaggio modesto, ma sono sicuro che, da ateo, in Paradiso lo apprezzerà, pur essendoci centinaia di vini italiani di successo che devono tanto a lui e alla sua filosofia”.

I SODI DI VERONELLI
Un’etichetta speciale
L’etichetta dell’edizione limitata I Sodi di Veronelli è come un libro da sfogliare. Sotto l’iconico uccellino, che per l’occasione appare su sfondo rosso, c’è una seconda etichetta tutta da scoprire. Basta infatti sollevarne il lembo per svelare il racconto del giorno in cui Veronelli suggerì il nome del Super Tuscan di Castellare di Castellina. Sulla destra, invece, appare l’immagine del grande filosofo-enologo con i vigneti di Castellare sullo sfondo. Ad arricchire il packaging, un libretto legato al collo della bottiglia che contiene la storia di questa amicizia speciale raccontata da Paolo Panerai. Una narrazione appassionante che trasforma il vino in un’esperienza immersiva e coinvolgente.

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Le note di degustazione dell’enologo
“I Sodi di Veronelli 2021 si distingue per una grande intensità olfattiva e una trama fitta ed elegante di tannini dolci, sostenuta dall’acidità del Sangioveto. Il sorso è particolarmente piacevole e croccante e il finale è lungo e di grande persistenza. Un vino che si può bere subito o lasciare in cantina per un lunghissimo invecchiamento”. Alessandro Cellai

I SODI DI S.NICCOLÒ | EDIZIONE SPECIALE VERONELLI 100

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